Accademia degli Artisti

Vai ai contenuti

Menu principale:

Roberto Benatti

Soci Onorari

PAGINA PERSONALE DELL'ARTISTA ROBERTO BENATTI
SOCIO ONORARIO DELL'ASSOCIAZIONE CULTURALE
         ACCADEMIA degli ARTISTI



Cercare la felicità
è nella natura dell'uomo. Egli prova felicità se fa un’esperienza di pienezza e
di soddisfazione. In essa percepisce la
verità che non ha forma, ma che può esprimersi o nella natura o
nell'opera di un artista. La persona viene colpita dalla verità che la
coinvolge,facendola parte della stessa opera. Per capire cosa sia il senso
della soddisfazione occorre paragonarlo con quello della mancanza.
Roberto Benatti




Curriculum artistico


Roberto Benatti
è nato a Massa (MS) il 22 Maggio 1946, dove tuttora risiede in via Ricortola, 116, cap 54100- tel 0585 242957- cell. 347 6745434. email fabirob@tiscali.it  
Laureato in Ingegneria, non ha disdegnato altri approfondimenti culturali, non ultimi gli studi teologici.
Ha lavorato in qualità di Project Manager presso una multinazionale fino al 2003.
Ha fatto esperienza politica partecipando all'amministrazione pubblica della città di Massa.
Svolge attività di volontariato nella locale Chiesa Diocesana.
Ha ottenuto l’alta Onorificienza di Cavaliere della Repubblica Italiana conferitagli il 02-06-1982 dal Presidente Francesco Cossiga
Accademico, per meriti, dell’Accademia Internazionale dei Micenei
Accademico, per meriti, dell’Accademia Internazionale Vesuviana
Giornalista iscritto all’ordine dei giornalisti della Toscana, scrive sul settimanale Toscana Oggi-Vita Apuana
Già Presidente del Centro Culturale Alcide de Gasperi, ora vi collabora attivamente
Amante della poesia, dal 2009 è stato sollecitato a partecipare a varie rassegne e concorsi letterari, nazionali ed internazionali, ricevendo riconoscimenti in molti di essi.

Fra questi eccone alcuni:
-Premio Internazionale di Poesia “Val di Magra-Roberto Micheloni” 2009 - 5° premio
-Premio Internazionale S. Domenichino - menzione d’onore
-Concorso "Verrà il mattino ed avrà un tuo verso - Poesie d'amore, 8° edizione" 2010- Ed. Aletti & la rivista
 Orizzonti ( Guidonia-Roma)- pubblicazione
-XII Premio letterario “Il Litorale” 2010 -pubblicazione
-3^ Rassegna d’arte e letteratura 2010- La vela e il mare. Ass.  S. Domenichino e Centro Arte e Cultura il
 Quadrato- Viareggio – 1° Premio Silloge- 2° premio poesia singola
-Premio Internazionale Gioachino Belli Roma-2010 (finalista)
-Premio Massa Città Fiabesca di Marmo e di Mare -2010 –Premio della critica.
-Premio “Alda Merini” 2010 – Finalista e pubblicazione.
-Premio Arcobaleno della vita-città di Lendinara (RO)  2010– 5° poesia singola; Menzione d’onore Silloge.
-1° Premio poesia e 1° premio Silloge - 4° Biennale d’arte e letteratura – Omaggio alla Città di Roma 2010-
-XXVII Ediz. Premio letterario Candia-Il Gioiello 2010 – 3° Premio
-5° Premio Nazionale “I grandi maestri contemporanei” – 1° poesia singola; 1° Silloge
-Premio Arcadia Penna d’oro - 2° premio;
-1° Premio Rassegna d’Arte città di Viareggio 2011;
-Premio Nazionale poesia e narrativa “Il Litorale”-2011-5° premio;
-Premio internazionale di letteratura Toscana in poesia-finalista;
-Trofeo penna d’Autore città di Torino 2011- 4° Premio per poesia religiosa.
-Premio Letterario Nazionale “Panta Rei” - 2011- finalista.
-1° Premio 2° assegna d’arte e letteratura “ I grandi maestri contemporanei San Gimignano 2011”
-Premio della Giuria, sez. poesia religiosa- Concorso di poesia e narrativa “Val di Magra-R.Micheloni” XXV
 Edizione 2011-06-25
-2° Premio poesia inedita -Premio Internazionale S. Domenichino Città di Massa 52° edizione 2011
-1° Premio poesia edita “Premio Firenze capitale d’Europa” 2011.
-Reading letterario c/o Cattedrale di Massa a sostegno degli alluvionati della Lunigiana-2011
-1° Premio assoluto poesia inedita  “D’Annunzio e la Versilia”-2012
-1°Premio poesia e 1° premio silloge “Omaggio al Carnevale-Viareggio”-2012
-Reading letterario c/o incontri letterari Logos –Giovane Holden
-Premio della giuria “Val di Vara - Alessandra Marziale”-2012
-2° classificato VI ed. Premio Letterario Giovane Holden-Lucca-2012
-Finalista II Edizione del Concorso Nazionale narrativa e poesia "La voce dei sogni”-Onirica edizioni.2012
-1° premio silloge, 1° premio poesia religiosa- IV Rassegna d’Arte e Letteratura “La vela e il mare”-2012
-1° premio poesia e 1° premio speciale narrativa edita “Omaggio a Giacomo Puccini”-Torre del Lago-2012
-1° Premio poesia inedita - Premio Internazionale S. Domenichino Città di Massa 53° edizione 2012.
-1° Premio concorso nazionale Aronte 8° Edizione 2012.
-1° Premio poesia inedita 7° Rassegna d’arte e letteratura 2012 “Colori del lago di Bolsena”.
-3° Premio poesia inedita “Mediterraneo 2012” Accademia Internazionale G. Leopardi
-1° Premio libro edito Oscar europeo d’Arte e Letteratura-I grandi maestri contemporanei 2012
- Finalista Premio poesia inedita “Premio Firenze capitale d’Europa” 2012.
-1° Premio Rassegna d’Arte e Letteratura “Omaggio al Carnevale di Viareggio-2013
- Premio della Giuria “premio Nazionale di poesia e narrativa “Il Litorale”-Massa 2013.
- Menzione d’onore Premio Internazionale di poesia e narrativa “Cinque Terre-Golfo dei poeti” 2013.
-2° Premio Concorso letterario nazionale Memorial Miriam Sermoneta 2013-Roma

- Trofeo “Poeta dell’anno” Premio Citta di Pontremoli 2013.

Ha attualmente pubblicato le raccolte di poesie: “Dietro lo sguardo”, “Sulle ali del cuore”, “Il mare mosso della speranza” e “La tempesta del sé”, nonché il romanzo “Il piccolo universo-soliloqui e metempsicosi inversa”.




Riflessioni di Roberto Benatti scrittore e poeta

La tempesta del sé
Spesso ci illudiamo di essere dei registi. In realtà siamo coprotagonisti di alcuni spezzoni di un film. Messi insieme, uno di seguito all’altro, fanno rivivere il romanzo della nostra vita. Qualcuno prova a trascriverlo, altri ne distillano poesie, singoli fotogrammi che, se accesi, illuminano tutto il film. Come quando non ricordando di averne visto uno, ci basta guardare una singola scena per rammentarlo. Nelle sillogi che scrivo ci sono alcuni fotogrammi del mio film. Capita nella vita di ciascuno, di vivere un’avversità, una condizione di disagio o di disturbo che acuisce la percezione del limite, il senso della precarietà della propria esistenza. Momenti in cui tutto sembra crollarti intorno, e ti senti solo in un’isola deserta. Perdi tutte le sicurezze e cerchi un approdo cui aggrapparti,  a qualcuno o a qualcosa che ti dia tranquillità. Da lì inizia una peregrinatio alla ricerca di chi o cosa possa far recuperare fiducia e speranza. Spesso sei deluso da ciò che ti circonda. Chiudiamo gli occhi, ma non è il buio. Avviciniamo l'orecchio all’aria e si ascolta il ronzio di una mosca, o lo sferragliare del treno, lo schiocco di un fulmine, o il rombo di un tuono lontano. Ci si ritrova a camminare nel labirinto dell’immaginazione, del soprappensiero, con stupore, con sorriso, con spavento; a osservare la fragile bellezza della vita, in equilibrio,sospesa sul filo come quella di un funambolo. Ci si può sentire aggrappati alla parete di un burrone, la roccia è scivolosa e le dita non sono più in grado di reggere il peso del corpo.  Ma di colpo, la parete a cui eravamo aggrappati si rivela inconsistente, immateriale, nient'altro che un grumo di timori diventato pietra, montagna. Anche la distanza abissale appare un'allucinazione. E’ il risveglio della fede, il credere ancora in se stessi, il destarsi da un brutto sogno e sentirsi leggeri, felici di vivere. In quei momenti viene quasi naturale esaminarsi, fare un viaggio dentro se stessi in una sorta di verifica di ciò che abbiamo vissuto, di come siamo stati, o se abbiamo lasciato qualcosa in sospeso. Il passato ci appare come un grande viale, fino ad allora percorso quasi con spavalderia, senza rendersi conto,  della sua ampiezza e di tutte le opportunità che forse sono andate perdute, per la fretta di andare oltre. In tal modo perdendo di vista i particolari, la bellezza dei dettagli, le sfumature, ai quali non abbiamo dato importanza. Mentre il futuro si presenta come una strada che si restringe sempre di più fino a diventare un sentiero, poi un crinale lungo il quale ci si muove a passi incerti, un piede dopo l’altro per non fermarsi, e non rischiare di cadere. Una sorta di equilibrio fra le due identità che convivono in noi: quella materiale e quella spirituale. Un incontro con se stessi al crocevia delle dimensioni orizzontale e verticale dell’esistenza. La pesantezza corporale, col suo carico di malesseri, di rimpianti e di sensi di colpa e la leggerezza, quella dell’anima, forte della sua unicità che rende unico e irripetibile anche il corpo, attraverso i dubbi che aiutano a concepire la verità, a opporre la speranza alla disperazione, la saggezza alla paura, l’infinito alla caducità, quasi in un volo senza ali. Infatti la dimensione corporale non dà una visione nitida di ciò che viene dopo, e la nebbia del dubbio e della paura ci avvolge col suo freddo, per compensare il quale, spesso non basta nemmeno la coperta degli affetti. E ci si ripiega su se stessi, ci si avvolge con le bende della propria solitudine. Si vaga in quella nebbia che riesce quasi a frenare la nostra andatura, infilandosi come una colla fra le suole delle scarpe e la nostra stessa ombra. In quei momenti di disagio e di turbamento, l’unica decisione che si prende è quella di rientrare in se stessi alla ricerca di una luce, di uno squarcio di cielo che dissipi quella coltre spessa, e permetta di districare il groviglio dei dubbi e delle paure. Entrare nella coscienza, tempio di Dio dove si può ascoltare la Sua voce. Il ritrovarsi in contatto con quella misteriosa parte di sé che da sempre è in umile attesa di essere cercata e che forse avevamo lasciato inespressa e imbavagliata. In una sorta di abbandono troppo rapido dell’innocenza, dell’ingenuità dell’infanzia per diventare adulti in fretta e realizzare presto i nostri sogni, conquistare i successi, e toccare con mano i desideri ai quali abbiamo legato i nostri progetti e le nostre aspettative. Ecco che la vita allora appare come una confezione regalo, il cui involucro degenera presto come ogni esteriorità, mentre l’attenzione si concentra sul contenuto. E quando la scatola appare vuota, le lunghe dita della speranza vanno a cercare le briciole rimaste incastrate negli angoli del fondo. Quei frammenti prima senza importanza ma che portano in sé la stessa sostanza del tutto e ne danno testimonianza. Un mistero personale che risale dalle sponde dell’infinito che abita in noi. Basta affacciarsi al davanzale dei giorni per osservarli, dentro e fuori di noi. Infiniti dettagli, piccole sfumature, mai notati prima: occhi della creatività con i quali sono stati decisi e formati. Trasmettono messaggi, secondo una logica materiale e immateriale. Dove niente avviene per caso. Ecco che la poesia allora, diventa, almeno per me …un  camminare sul filo del dire e non dire, è reggersi in equilibrio tra l’alibi dell’interpretazione e la tentazione di raccontarsi. E’ salire sul tetto della casa e guardarsi intorno fin dove lo sguardo si può spingere e ascoltare la voce con cui parlano le immagini. E’ una voce che viene da dentro, come da dietro una maschera, perché la poesia valica le frontiere della coscienza. La poesia è fatta di pensieri notturni scritti su un foglio di luce e dentro ognuna di esse, ci può essere un mondo intero. E’ un bussare alla porta dell’ignoto, di quel mondo parallelo che il silenzio invade come un despota e guida la mano come il pittore colora i sentimenti.  E’ quello di ogni mattina appena aperti gli occhi. Quello in cui si riversa il bisogno di scrivere. E’ il silenzio che appartiene all'ombra più profonda e inesplorata, che spaventa tanto è grande, in equilibrio sul filo dell'ultimo sogno che s'apre ai cori dell’ora blu, in attesa del risveglio che s'incocca nelle balestre dei platani e s'amplifica in megafoni di guazza. Sto seduto ad ascoltare la giostra dei richiami e il frullo chiassoso degli uccelli, dietro i cancelli lucidi e ancora chiusi. L’anima, qui, è una fontana di sospiri sgorgati dal petto e versati nel canto soffocato dalla notte ancora addormentata. Lì, nell'ora in transito sul velluto che scolora, spuntano i germogli del mio inchiostro. E’ lì, che mi vesto di parole, e le amo per togliermi di dosso le bende della solitudine. Squame di tristezza, sabbie di ripostigli in periferie abbandonate, ventri di follia, raspe di rami, cespugli d’aghi, muri imbrattati di noia, e quella “Tempesta del sé”  che abbraccia ogni attimo eterno come un niente accoccolato all'incoscienza. E’ lì che lascio crescere le unghie alle parole per scavare nell’anima lunghi tunnel entro i quali infilarmi e avanzare piano, per non perdere i sorsi che possono  sedare l’incessante sete di infinito. E’ quella tempesta che sguscia i dettagli quasi fossero grani di melograno, rimasti a dormire sotto bucce di superficialità e che la notte stacca e spreme in infusi d’emozioni asprigne e dolci. I versi sono ceselli che spellano metafore, bisturi di parole che aprono fenditure fra le costole. Una poesia è un intervento a cuore aperto dove l’anima viene toccata fino a emozionarsi. E le emozioni sono quelle che faranno sempre la differenza fra il terreno e il sublime, fra il mediocre e il magnifico. Roberto Benatti


Alcune poesie per addentrarci nel cuore dell'artista Roberto Benatti


Presente,passato

Unico e irripetibile
in viaggio oltre la vita;
non per superbia
o vanto di diversità;
per rifiuto d'appartenenza
alla storia e al tempo.
Il passato non cancella la persona,
il debole teme il suo
e lo rende prigioniero,
ha paura del presente.
E’ un valore nella vita
esaltarne la bellezza
fugace e relativa,
fragile e ineffabile
che non conduce alla morte,
ma al modo più stupendo
di prepararla.

Roberto Benatti poesie.....

La ricerca della felicità

E l’uomo decide
di passare il fiume
ignorando ogni guado.
Incede sotto i rami scossi,
fra passi impollinati
e germogli caduti.
Si sposta
con i piedi in quel fango
che ogni giorno lo ingoia;
squarcia
cortecce a mani nude;
affonda le dita
tra le lingue allungate
delle radici verdi.
Attraversa la palude
cavalcando la follia
che impedisce di sprofondare.
Quando la paura cessa,
e la notte appare sull’uscio,
il vento gioca col suo flauto di canne
fra le pallide ossa
dei resti di luna
rimasti sui campi.
All’ombra dell’olmo
gli ideali sembrano morti.
Dalle fiamme del pensiero
le sinfonie incendiarie
rovinano
carbonizzando il passato.
Tutte le storie,
quando finiscono,
diventano trucioli di verità
sparpagliati
fra specchi bugiardi:
frammenti lucidi
come istanti di perfezione
L’uomo ora,
con la voce stanca,
legge la sua giovinezza,
risillabando in silenzio
ogni avventura.
La felicità può durare un attimo,
finire nel gracidare delle pozze,
e restare eterna
quanto una lacrima mai tersa.
Sentire di meritare
di essere felice
non è una colpa,
è già una maniera di esserlo.

Roberto Benatti poesie....

Occorre un oltre

Mi occorre un sentiero
in tondo alla foresta,
un faro in fondo alla vallata,
dentro la nebbia che si va alzando,
come un castello bianco sul mare.
Un mondo antico vivo e sapiente
oltre l’ammasso di macerie
dove dita di vite impaurite
toccano bocche senza più labbra.

Una mano amica occorre,
tesa oltre la casa vuota
dove echeggiano le voci
che non abbiamo mai detto,
oltre quell’ombra gettata
sulla nudità del giardino segreto
della nostra immaginazione
folle e meravigliosa che la notte vuole arare
col vomere d'argento delle luci sulla strada.

L'acqua, cheta e verdognola,
scorre adagio ballando nella pioggia
come una ferita che non si rimargina,
nel nulla vuoto di recinzioni sbilenche e muri diroccati
perché tutto è relativo e ogni cosa enorme,
in un attimo, può diventare piccola.
Occorre un oltre, qualsiasi direzione si prenda.
E il tempo scorre, lento senza far rumore;
ciò che resiste tra le righe, è il sole.


@ Roberto Benatti –








 
Torna ai contenuti | Torna al menu